

Caputo nasce a Napoli, nel cuore della cultura culinaria campana. La sua storia comincia con un episodio di «emigrazione al contrario»: nel 1924 i fratelli Carmine e Pasquale Caputo, dopo un’esperienza di lavoro negli Stati Uniti, tornano a Capua, la loro città natale, per sposarsi e fondare il Mulino e il Pastificio Caputo. Lo stesso anno viene a mancare Carmine e l’attività passa nelle mani del figlio, l’allora ventunenne Antimo Caputo.
Nel 1939 Antimo intuisce che, per crescere, occorre avvicinarsi a Napoli: acquisisce il Mulino e il pastificio di San Giovanni a Teduccio, dove arrivava via mare il grano e dove ancora oggi sorge l’impianto di produzione. L’azienda cresce sotto la guida di Antimo e della moglie Maddalena, donna forte e volitiva, personaggio chiave per lo sviluppo dell’impresa.
Negli anni Sessanta l’attività abbandona gradualmente il pastificio per concentrarsi sulla farina, dove la famiglia Caputo intravede le maggiori possibilità di sviluppo: un’intuizione che culmina nella costruzione del primo silos. Negli anni Ottanta, sotto la guida commerciale di Carmine e la sapiente gestione di Maddalena, Caputo si specializza come «boutique della farina» e diventa il punto di riferimento per la pizza napoletana.
Negli anni Novanta comincia l’avventura americana e, con il nuovo millennio, le farine Caputo si affermano in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone. Nel 2011 l’acquisizione del nuovo impianto di Campobasso porta la capacità produttiva a circa 630 tonnellate di grano al giorno. Oggi, alla terza e quarta generazione, Caputo resta autorevolezza, spontaneità e tradizione: il vero Mulino di Napoli.

L’AVVENTURA AMERICANA
Il momento chiave per lo sviluppo del business negli Stati Uniti arriva negli anni Novanta: un famoso ristoratore di New York, dopo un soggiorno a Napoli scopre che tutte le pizzerie della città utilizzavano farina Caputo. Chiese di inviargliene una partita: da qui è cominciata l’avventura americana.
Una mossa vincente, che coincide con il boom della pizza nel mondo. La famiglia Caputo coglie l’opportunità e comincia a promuovere la propria farina all’estero, affiancando i pizzaioli napoletani durante eventi e fiere.




“Se mangi un boccone fatto con la farina Caputo è come se mangiassi un boccone di Napoli.”
— Il Mulino di Napoli, dal 1924

